Inbound Marketing – Attira Nuovi Clienti con i Motori di Ricerca

Inbound Marketing - Attira Nuovi Clienti con i Motori di Ricerca

Nell’articolo di oggi parleremo di motori di ricerca, uno tra i principali strumenti utilizzati dall’innovativa ed esclusiva metodologia Inbound Marketing per ottenere visibilità e attirare nuovi clienti online.

Essi costituiscono un elemento ormai indispensabile nella vita di tutti gli utenti del web, sempre in cerca di informazioni sugli argomenti più disparati. Pensa un po’, ogni giorno vengono effettuate più di 5,9 miliardi di ricerche online, un dato davvero imponente e significativo!

In mezzo a questa immensa folla, “qualcuno” sta sicuramente cercando “qualcosa” in linea con la tua offerta commerciale, quindi potrebbe essere molto vantaggioso arrivare per primo e superare la concorrenza, non credi?

I tuoi potenziali clienti sono connessi in rete 24 ore su 24 e ti stanno cercando. Tu, però, dovrai essere in grado di catturarli con destrezza ed efficacia!

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Come funzionano i motori di ricerca?

Un motore di ricerca – in inglese search engine – è un sistema automatico che analizza un insieme di dati e restituisce un indice dei contenuti disponibili (classificandoli in base a formule statistico-matematiche) che ne indichino il grado di rilevanza data una determinata chiave di ricerca.

Ecco le tre principali funzioni che svolge in ogni momento:  

1. Scansione del web attraverso gli spider, detti anche robot o crawler, cioè software programmati per setacciare costantemente la rete a caccia di nuove pagine da indicizzare. I motori analizzano pertanto il codice in esse contenuto e archiviano alcune parti selezionate in enormi data center, rendendole disponibili per un’eventuale ricerca successiva. Infine, attraverso sistemi molto sofisticati, fanno di tutto per poter fornire i risultati nel più breve tempo possibile.

2. Indicizzazione dei siti, ovvero l’operazione compiuta attraverso gli spider che porta un qualsiasi documento del web ad essere presente sui motori di ricerca. Per essere indicizzati è sufficiente ottenere un link da una pagina a sua volta già indicizzata. Come? Creando contenuti che si distinguano per qualità e originalità.

3. Presentazione dei risultati di ricerca. Quando una persona effettua una ricerca online i motori devono restituire solo i risultati in linea con quanto digitato, quindi pertinenti, che verranno poi ordinati in base al criterio della qualità. Tra i fattori esterni che influenzano il posizionamento delle nostre pagine c’è la cosiddetta popolarità, misurata attraverso i link che il sito stesso riceve dagli altri siti. Quanto più popolare è un sito, una pagina o un documento, tanto più sarà maggiore il valore dell’informazione presente in questi contenuti. Per valutare l’autorevolezza dei risultati e pesare i singoli link, Google ha introdotto uno specifico algoritmo detto Page Rank. Questo metodo di classificazione attribuisce a ogni pagina presente nel database online un valore numerico.

Immagina il database di Google come un enorme libro dotato di un enorme indice che gli serve per trovare nell’immediato una determinata pagina. 

Digitando una parola chiave nella casella di ricerca, Google comincia a cercare tra i miliardi di pagine indicizzate e ne ricava una lista di risultati che contengono il termine. A questo punto i risultati qualitativamente più importanti vengono visualizzati in cima alla SERP e quelli ritenuti inferiori più in basso.

Il piazzamento delle pagine dipende quindi da due fattori: la pertinenza (relevance) e l’autorevolezza (authorithy). La prima rappresenta la misura in cui la pagina si avvicina al termine cercato, la seconda indica il grado d’importanza che la pagina in questione riveste secondo il cervello di Google. Ciò significa che a parità di pertinenza, i siti autorevoli saranno maggiormente premiati rispetto a quelli meno autorevoli.

Come avrai già intuito, Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo: il suo predominio è così forte da parlare quasi di monopolio, per questo motivo dovrai focalizzare il tuo lavoro esclusivamente su di esso.

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Una parte del lavoro che dovrai svolgere riguarderà la SEO (Search Engine Optimization), cioè l’ottimizzazione per i motori di ricerca, l’altra riguarderà la SEA (Search Engine Advertising), cioè la pubblicità praticata attraverso le inserzioni sui motori di ricerca.

Mi spiego meglio. Quando cerchi un’informazione su Google compaiono due diversi tipi di risultati sulla pagina: i risultati organici, determinati dall’attività SEO, e risultati a pagamento, determinati dall’attività SEA.

I primi non possono essere acquistati, mentre i secondi possono essere comprati attraverso una piattaforma chiamata Google AdWords, cioè il sistema di gestione degli annunci di proprietà di Google.

Ecco un esempio nell’immagine sottostante: i risultati organici sono quelli evidenziati in verde, i risultati a pagamento quelli evidenziati in rosso.

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Meglio SEO o SEA? A parità di risultati è chiaramente preferibile ricevere visite al proprio sito senza dover nulla a Google in termini economici. Il piazzamento nei risultati organici non soltanto è gratuito, ma addirittura più facile da ottenere, visto che gli utenti tendono a cliccarli più spesso rispetto a quelli a pagamento.

Secondo molti studi di settore pare che il 75% circa degli utenti clicchi le classifiche organiche e solo il rimanente 25% scelga le classifiche sponsorizzate.

L’attività SEA viene spesso immaginata come antagonista di quella SEO: entrambe le tecniche di marketing sfruttano le keyword e i motori di ricerca per puntare al target di riferimento, ma la SEA ha una natura puramente commerciale, mentre la SEO punta a sfruttare i link naturali, detti “organici”.

Un approfondimento sull’attività SEO

Quando parlo di SEO ai miei clienti sorgono sempre una serie di perplessità e falsi miti che vorrei sfatare:

A. Chi si occupa di SEO è un informatico

Non è un requisito fondamentale, proprio perché le attività SEO non prevedono solo la scrittura in codice, ma anche e soprattutto quella di contenuti testuali. Pensa al blogging di cui abbiamo parlato in tanti articoli precedenti!

B. La SEO prevede una serie di trucchi per ingannare i motori di ricerca

Non è così. I trucchi che esistevano qualche anno fa sono stati scovati e oggi causano l’effetto contrario, cioè fanno perdere posizioni in classifica nella SERP (pagina dei risultati del motore di ricerca). Chi si occupa di SEO non è un hacker, mettitelo in testa.

La SEO consiste in una serie di strategie e attività pratiche il cui obiettivo è quello di aumentare il numero di visite al sito di riferimento provenienti dai risultati organici dei motori di ricerca.

Essa si divide in due macroaree:

  1. SEO ON-PAGE (o “on-site“), cioè l’insieme delle attività di ottimizzazione all’interno delle pagine di un sito, in particolare del codice HTML, della struttura di un sito, dei testi e delle immagini. 
  2. SEO OFF-PAGE, cioè l’insieme di attività di gestione dei link in ingresso (inbound link o backlink) verso un sito, che sono un segnale importante Google quando giudica tramite il criterio dell’autorevolezza.

Il ruolo principale di un SEO Specialist è quello di comprendere il funzionamento dell’algoritmo di classificazione di Google, tenendo conto delle sue evoluzioni nel tempo. Effettuare una buona ottimizzazione significa creare contenuti qualitativamente notevoli che gli utenti desiderano trovare, aiutando il sistema a fornire valide risposte. Il sistema migliore per ottenere un buon posizionamento consiste nell’elaborare un contenuto degno di nota, meritevole di apparire tra i primi risultati perché in linea con quanto richiesto dall’utente.

Come ragiona Google? Come posso trarre vantaggio dalle attività SEO per migliorare il posizionamento del mio sito? Parti sempre da una strategia ben definita.

Quando utilizziamo Google cerchiamo di usare parole che descrivano al meglio ciò di cui abbiamo bisogno.  Se cerchiamo un particolare ristorante a Milano non digiteremo mai “Voglio trovare un ristorante di sushi in centro a Milano”, ma utilizzeremo una dicitura più stringata come ad esempio “Ristorante Sushi Milano”, una cosiddetta chiave di ricerca.

Quando pensi alla tua strategia SEO devi assolutamente partire dalla scelta delle giuste keyword, le stesse utilizzate con buona probabilità dai tuoi potenziali clienti in fase di ricerca. Solo così potrai migliorare il tuo posizionamento online.

Il mio consiglio è quello di puntare su parole chiave specifiche (LONGTAIL KEYWORDS), perché sono molto più efficaci e meno inflazionate rispetto a quelle brevi e generiche.

Ogni keyword individuata dovrà essere inserita:

  1. Nel Titolo della Pagina
  2. Nel URL
  3. Nel Corpo del Testo
  4. Nella Meta Description
  5. Nelle Immagini

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L’impostazione predefinita di Google mostra 10 risultati per pagina: la prima contiene i 10 risultati più importanti, ovviamente. Collocarsi nella prima pagina è davvero fondamentale, perché è proprio questa a fare la parte del leone per quanto riguarda il traffico relativo ad una determinata parola chiave.

L’89 % degli utenti non va oltre la prima pagina  e il primo piazzamento in assoluto assorbe addirittura il 42% del traffico.

Un approfondimento sull’attività SEA

Lo strumento migliore per fare SEA è Google AdWords (www.adwords.google.com), il servizio di advertising di Google che permette a qualsiasi inserzionista di essere visibile nella SERP, in base ai criteri di profilazione pre-selezionati. Esistono anche altre piattaforme, ma vengono utilizzate davvero pochissimo.

Oggi circa il 95 % del fatturato di Google dipende da AdWords. Gli annunci possono essere visualizzati in due tipi di canali, search e display: il primo consente di ottenere visibilità nei risultati di ricerca di Google, il secondo consente di comparire in appositi spazi pubblicitari messi a disposizione dai siti che aderiscono ad AdSense.

AdWords è uno strumento ideale per attività di e-commerce che necessitano di risultati sia nel breve che nel lungo periodo. Rimane inoltre uno dei migliori strumenti per fare Lead Generation.

Le sue principali caratteristiche sono:

  1. CPC (Costo per Click): cioè il costo per ogni visita ricevuta sul sito mediante click sull’annuncio.
  2. CPM (Costo Per Mille Impression): costo per aumento di volte in cui l’annuncio viene pubblicato.
  3. CTR (Click-Through): il rapporto tra click e impression, cioè uno dei parametri per verificare l’efficacia e la pertinenza della campagna pubblicitaria.
  4. CPA (Costo per Acquisizione): il rapporto tra la spesa totale per un certo periodo e il numero di conversioni ottenute.
  5. QI (Quota Impression): la percentuale di ricerche che con un determinato budget giornaliero le inserzioni di una campagna riescono a coprire in termini di impression.

Conclusioni

Bene, siamo giunti al termine di questo laborioso ma utilissimo blog post. Attendo un tuo gentile riscontro nello spazio sottostante: scrivi un commento, ti risponderò con grande piacere! 🙂

Pensa in grande!

Alessandro Ferrari


Author: Alessandro Ferrari

Autore, Imprenditore e Formatore esperto in Comunicazione, Tecniche di Vendita e Inbound Marketing.

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